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Tumore al seno

Siamo impegnati nel trattamento del carcinoma della mammella in stadio avanzato. Le donne con tumore avanzato della mammella hanno esigenze molto specifiche: il trattamento diventa una componente importante della vita di ogni giorno ed ha come obiettivo il controllo più duraturo possibile della malattia con la minima incidenza di effetti collaterali. I recenti avanzamenti nella biologia molecolare hanno consentito di sviluppare inibitori della crescita tumorale che agiscono in maniera selettiva, colpendo le singole molecole alterate responsabili della crescita e della diffusione incontrollata delle cellule tumorali e della loro resistenza alle terapie tradizionali. Il tumore del seno (o carcinoma della mammella) colpisce ogni anno circa 45-50mila donne in Italia e rappresenta un terzo di tutti i tumori che insorgono nella popolazione femminile.
Sono circa 30mila le donne che convivono con il cancro del seno metastatico.

grafico interattivo

SINTOMI

Quali sono i sintomi più frequenti del tumore del seno?
Non sempre il tumore del seno dà sintomi immediatamente riconoscibili. Il sintomo più comune è la presenza nella mammella di un nodulo che non causa dolore e ha contorni irregolari. Altri sintomi frequenti sono il rigonfiamento di una parte o di tutto il seno, la trasformazione della pelle che tende a diventare a buccia d’arancia, cambiamenti nella forma della mammella come la presenza di avvallamenti, alterazioni del capezzolo (all’infuori o dentro), perdite di liquido o sangue dal capezzolo, rigonfiamento dei linfonodi nell’ascella, intorno alla clavicola o al collo. In tutti questi casi è bene non allarmarsi, ma è necessario consultare il proprio medico che potrà richiedere gli esami più opportuni.

TIPOLOGIE

Quali sono i tipi più comuni di tumore del seno?
Il tumore del seno può essere classificato in modi diversi. La prima distinzione riguarda il tipo di cellule che dà origine al tumore, se sono cellule dei lobuli (le piccole ghiandole deputate alla produzione del latte) o dei dotti lattiferi (che, come dice il nome, portano il latte dal lobulo al capezzolo). A seconda della capacità di invadere altri tessuti rispetto a quello da cui hanno avuto origine, i tumori possono essere inoltre descritti come non invasivi o in situ o invasivi o infiltranti, molto più pericolosi perché capaci di colpire organi distanti, in particolare le ossa e il fegato. Un’altra caratteristica utile a distinguere i tumori è la presenza di recettori per gli ormoni sessuali femminili che possono alimentarne la cre¬scita. Più recettori per un certo ormone sono presenti sulla superficie della cellula, maggiore è la sensibilità di questa all’azione dell’ormone. Sulla base di questa caratteristica i tumori del seno si distinguono in positivi o negativi agli estrogeni e/o al progesterone. Circa un quinto dei tumori del seno è caratterizzato dall’ele¬vata presenza del recettore HER2 che li rende particolarmente aggressivi.

FATTORI DI RISCHIO

Quali sono i fattori di rischio?
La maggior parte dei tumori del seno è causata da fattori non ereditari, connessi a stili di vita o all’ambiente. Solo una piccola parte (tra il 5 e il 10%) è di natura genetica.

1. Fattori di rischio modificabili.
Numerosi studi internazionali hanno confermato che: • le donne in sovrappeso o obese hanno maggiori probabilità di svi¬luppare un tumore del seno, associate a un aumento dei livelli di estrogeni che stimolano la crescita del tessuto mammario;
bere alcol aumenta il rischio di tumore del seno e di recidive in donne che hanno già sofferto di cancro o di patologie mammarie benigne;
il fumo aumenta di circa il 25% il rischio di tumore del seno, che risulta tanto più alto quanto più precocemente si è iniziato a fumare;
il consumo di elevate quantità di grassi nella dieta aumenta il rischio di ammalarsi.

Esistono invece alimenti capaci di svolgere un’azione protettiva: i cibi contenenti fitoestrogeni (ormoni vegetali simili agli estrogeni femminili) quali soia e derivati, ma anche alghe, semi di lino, cavolo, legumi, frutti di bosco, cereali integrali; le crucifere (rape, senape, rucola, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, ravanelli, cavolo) e le fibre in generale che agiscono in modo positivo nei confronti del metabolismo degli ormoni. Infine è bene privilegiare il pesce rispetto alle altre proteine animali.

Gravidanza e allattamento sono fattori protettivi. Si stima che avere almeno un bambino diminuisca il rischio di tumore del seno di circa il 30% rispetto a non averne affatto, in quanto la gravidanza riduce l’esposizione delle cellule del seno agli ormoni estrogeni. Allattare al seno per lunghi periodi riduce il rischio di ammalarsi del 4% per ogni 12 mesi di allattamento. L’effetto protettivo è legato allo stile di vita più salutare che le donne seguono durante l’allattamento: corretta dieta, riduzione di alcolici e niente fumo. Inoltre, le donne che allattano hanno meno cicli mestruali e ciò significa minore esposizione a fluttuazio¬ni degli ormoni sessuali. Infine, l'allattamento consente alla cellula del seno di completare la sua maturazione e quindi di essere più resistente a eventuali trasformazioni neoplastiche.

2. Fattori di rischio non modificabili
• L’età: le probabilità di ammalarsi di carcinoma della mammella crescono all’aumentare dell’età. Più del 75% dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 50 anni;
la familiarità: le donne con madre o sorella che ha sviluppato la malattia hanno un maggior rischio di ammalarsi a loro volta. Circa il 5-7% delle donne con tumore del seno ha più di un familiare stretto malato (soprattutto nei casi giovanili);
la genetica: vi sono alcuni geni che predispongono a questo tipo di tumore: il BRCA1 e il BRCA2. Le loro mutazioni sono responsabili di circa il 50% delle forme ereditarie di cancro del seno e dell'ovaio;
• una storia personale di tumore del seno: le donne che hanno già sofferto di questa malattia hanno una probabilità di circa 3-4 volte più alta di un sviluppare un nuovo tumore dell’altra mammella. Si tratta comunque di un rischio piuttosto contenuto: circa 8 donne su 100 sviluppano un nuovo tumore del seno nei 10 anni successivi alla diagnosi del primo carcinoma.
In tutti questi casi non è possibile ridurre il rischio di ammalarsi. Tuttavia, si può attenuare l’impatto della malattia attraverso la dia¬gnosi precoce.

COMPLICANZE

Esistono diversi stadi della malattia?
Gli stadi sono lo strumento attraverso cui si misura:

• quanto è grande il tumore originario;
• se il tumore si è esteso o no ai linfo¬nodi;
• se il tumore ha dato vita a metastasi, cioè a formazioni che dalla sede pri¬maria sono migrate ad altri organi.

Queste informazioni sono fondamentali per la scelta del trattamento più appropriato.

L’evoluzione del carcinoma della mammella è articolata in 5 stadi:
Stadio 0: carcinomi in situ, sia duttali sia lobulari;
Stadio 1: tumori in fase iniziale, che misurano meno di 2 centimetri, hanno superato le pareti dei dotti galattofori o dei lobuli da cui hanno avuto origine, ma non si sono diffusi ai linfonodi né ad altre parti del corpo.
Stadio 2: tumori in stadio più avanzato. Possono essere di medie dimensioni (da 2 a oltre 5 centimetri) ma senza coinvolgimento dei linfonodi, o di dimensioni più piccole (fino a 5 centimetri) che hanno però già raggiunto i linfonodi sotto l’ascella.
Stadio 3: tumori localmente avanzati. Indipendentemente dalla loro dimensione, si sono estesi ai linfonodi o alle aree nelle immediate vicinanze del seno (pelle, parete toracica al di sotto del seno).
Stadio 4: tumori metastatici che si sono diffusi ad altri organi: ossa, fegato, polmoni sono le sedi più frequenti. Meno frequentemente le metastasi possono essere localizzate al midollo spinale o al cervello. Queste ultime sono più comuni nelle donne con tumore al seno HER2 positivo, triplo negativo e BRCA positivo.
Ad oggi, nella maggior parte dei pazienti che presenta metastasi non è possibile eliminare definitivamente la malattia: con opportuni trattamenti è possibile però garantire una buona qualità di vita e una sopravvivenza di anni.

DIAGNOSI

Screening e diagnosi precoce
La possibilità di guarire dal tumore del seno è tanto più alta quanto più precoce è la diagnosi. Anche se la maggior parte dei tumori interessa donne oltre i 40 anni, la prevenzione del cancro del seno dovrebbe cominciare a partire dai 20 anni con l'autopalpazione eseguita con regolarità ogni mese. È indispensabile, poi, proseguire con controlli annuali del seno eseguiti dal ginecologo o da uno specialista senologo, affiancati alla mammografia biennale dopo i 50 anni o all'ecografia (in caso di necessità anche per le donne giovani).

1. Il primo passo: conoscersi, con l’autopalpazione.
L'autopalpazione si può effettuare comodamente a casa: permette di conoscere profondamente l'aspetto e la struttura normale del seno e quindi di poter cogliere precocemente qualsiasi cambiamento. È un esame utile non solo per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma anche per tenere sotto controllo retrazioni o cambiamenti della pelle, perdite di liquido dai capezzoli e mutazioni di forma della mammella, tutti segnali che devono spingere la donna a consultare il proprio ginecologo. A partire dai 20 anni l'esame può essere effettuato 1 volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo. Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, confusioni o falsi allarmi.

2. Visita senologica, ecografia, mammografia, perché e quando farle
A partire dai 45-50 anni (anche prima in caso di familiarità o alterazioni) l’autopalpazione deve essere abbinata a visite senologiche ed esami strumentali più precisi come l’ecografia, la mammografia o la risonanza magnetica.

Tra i 20 e i 40 anni è sufficiente la visita annuale del seno dal ginecologo o da un senologo. In situazioni particolari, ad esempio in caso di familiarità o di scoperta di noduli, è possibile approfondire l'analisi con un’ecografia o una biopsia (agoaspirato) del nodulo sospetto. La mammografia non è raccomandata perché la struttura troppo densa del tessuto mammario in questa fascia di età renderebbe poco chiari i risultati.

Tra i 40 e i 50 anni le donne con presenza di casi di tumore del seno in famiglia dovrebbero cominciare a sottoporsi a mammografia, meglio se associata a ecografia, vista la struttura ancora densa del seno.

Tra i 50 e i 69 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è piuttosto alto e di conseguenza si raccomanda di sottoporsi a controllo mammografico con cadenza biennale.
La risonanza magnetica viene riservata ai seni molto densi o ai dubbi diagnostici. I test genetici per la ricerca dei geni BRCA1 e BRCA2, responsabili di alcune forme ereditarie di cancro del seno, sono strumenti di prevenzione utili in situazioni particolari, in cui lo studio della genealogia di una persona evidenzia specifiche caratteristiche di trasmissione della malattia.

data di ultimo aggiornamento: